Negli ultimi giorni il dibattito pubblico sul caldo nelle scuole è finito in una spirale di semplificazioni, polemiche social e indignazione costruita per generare attenzione e traffico mediatico.
Nel frattempo la crisi climatica sta già trasformando le condizioni di vita e di apprendimento nelle scuole italiane: le ondate di calore sono sempre più frequenti, intense e durature. Migliaia di studenti e lavoratori della scuola trascorrono settimane in edifici progettati per un clima che non esiste più: aule surriscaldate, cortili asfaltati, assenza di alberature, scarsità di ombreggiamento e manutenzione insufficiente.
In questo contesto che senso possono avere iniziative come il Piano Estate promosso dal Ministero dell’Istruzione con l’obiettivo dichiarato di offrire attività educative e ricreative a sostegno delle famiglie lavoratrici? Se gli edifici scolastici sono invivibili già in tarda primavera, figuriamoci in estate!
La carenza di servizi estivi, la scarsità di spazi pubblici accessibili e le difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro non possono essere compensate esclusivamente attraverso un’estensione delle attività scolastiche. E la soluzione non può certo essere quella di dotare massicciamente le scuole di condizionatori. Almeno fino a quando questi verranno alimentati tramite combustibili fossili, causa del riscaldamento globale.
Occorrono invece Nature Based Solutions (NBS, soluzioni basate sulla natura) capaci di integrare mitigazione e adattamento: efficientamento energetico degli edifici, rinaturalizzazione degli spazi scolastici aperti, piantumazione di alberi, pareti verdi, giardini pensili, aumento delle superfici permeabili, uso intelligente della risorsa acqua anche per il raffrescamento, ecc.
E ancora: le scuole non sono soltanto luoghi che subiscono la crisi climatica. Sono comunità educative che possono contribuire attivamente ad affrontarla. Per questo riteniamo necessario promuovere una trasformazione ecologica del sistema scolastico che comprenda la diffusione di percorsi educativi capaci di integrare la comprensione della crisi climatica in tutte le dimensioni della vita scolastica.
In molti Paesi europei si stanno già sperimentando modelli che trasformano le scuole in infrastrutture verdi aperte alle comunità, capaci di migliorare il benessere delle persone, contrastare le isole di calore urbane e rafforzare il rapporto tra educazione, territorio e natura.
La crisi climatica nelle scuole è reale. Le difficoltà delle famiglie sono reali. La povertà educativa è reale. Ma affrontarne gli effetti senza intervenire sulle cause significa inseguire continuamente nuove emergenze. Per questo chiediamo che il dibattito pubblico esca dalla logica del click facile e dell’indignazione permanente e torni a concentrarsi sulle vere priorità: decarbonizzazione, rinaturalizzazione degli spazi urbani, efficientamento energetico, giustizia climatica, educazione ecologica e rafforzamento dei servizi pubblici e delle comunità territoriali.
Teachers For Future propone tre soluzioni chiare e immediate: attivare un monitoraggio nazionale delle temperature nelle scuole,avviare un piano straordinario di rinaturalizzazione degli spazi scolastici, introdurre criteri climatici vincolanti per tutti gli interventi edilizi finanziati dal PNRR e dai futuri fondi pubblici.
In questa direzione, lanciamo una campagna nazionale: “Quanto fa caldo nella tua aula?”. L’iniziativa prevede la raccolta di dati dalle scuole attraverso rilevazioni dirette delle temperature, accompagnate da foto dei termometri, testimonianze di docenti e studenti. I contributi confluiranno in una mappa nazionale delle condizioni reali degli edifici scolastici, rendendo visibile un problema diffuso e sistemico.
La crisi climatica non si affronta con il rage baiting.
Si affronta con visione, partecipazione democratica, responsabilità e giustizia sociale.